"Ecco, in questi giorni ci siamo dimenticati di lei, di Desirée. Tutti hanno guardato il coltello e chi l'ha impugnato contro quella bambina (per noi padri e madri, a 14 anni, sono bambine). (...)Ma nessuno ha detto
più di lei, salvo le solite parole che si dedicano ai morti: bellissima, meravigliosa, unica. Davvero. Nessuna più di lei sul serio. Ed è qualcosa che ci fa tremare per la carica di bellezza che conserva intatta, pur avendo perso tutto il sangue e urlato tutto il dolore che una ragazzina può urlare. Ecco i giovani d'oggi non sono soltanto coloro che l'hanno catturata
e uccisa, ma sono Desirée. (...)questa sua morte dice molte cose sui giovani d'oggi. C'è una tensione irrinunciabile alla libertà, anche se la televisione li insegue e i videogiochi pure. (...) Ecco, Desirée
è (...) una testimone di una razza di donna italiana dinanzi a cui inchinarsi commossi e magari piangere un po'. Non ha buttato via la vita, facendosela rubare, è come se l'avesse resa intangibile e più viva di prima,
anche se è morta, maledizione è proprio morta, e ne avremmo bisogno di gente così. Senza Desirée il mondo non va avanti, sconosciute bambine che sanno voler bene, e persino danno una chance di amicizia ai bulletti
del paese L'orrendo delitto di Leno ci immerge nel buio (...)Non c'è bisogno di periti per constatare che la vita è vuota. E poi la ferocia del branco o dei ragazzini, da soli o in coppia, è ormai
una vecchia storia, e il suo ripetersi ogni mese ci insegna che non esiste limite all'abisso del male perpetrato con una facilità che tramortisce. A Leno però c'è molta luce. Anzi è più stupefacente
la stupenda chiarità di una ragazza che ha accettato di morire, di farsi trapassare dalla lama pur di opporsi alla violenza bestiale di volti che un attimo prima riteneva amici. Questa è la novità di Leno. C'è qualcosa di più grande e nuovo della forza demoniaca che si impossessa di mascalzoncelli infami, ed è potenza di uno, di una che vuole vivere, certo, e si difende, e prova a scappare, però no, lei non può
concedere se stessa a chi crede di possederla. La sua persona non può essere la schiavetta di un capriccio altrui e neanche di una passione assoluta che ignora la sua piccolissima ma infinita libertà.(..)
Il fatto è che imprevedibilmente il mite morendo dà speranza.(...)
Ci sono strisce di sangue fuori dalla finestra della cascina Ermengarda, sui muri sbeccati della nostra povera Lombardia. Non so come, ma grazie a desirée può ancora sperare."
Renato Farina - Libero - giovedì 10 ottobre 2002
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